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martedì 30 ottobre 2012

"...dei figli"

Qualche giorno fa, leggendo i nuovi post dei blog che seguo, mi sono imbattuta in questo di Mommymarty, dal titolo veramente accattivante "Che madre sono e che madre vorrei essere".

Chi di noi non si pone o non si è mai posta questa domanda, e non necessariamente quando madre lo era davvero...
E' difficile dare e darsi una risposta, perché il compito è davvero arduo: ci viene affidata un'altra Vita, quella del figlio che, per quanto ci sforzeremo di proteggere, accudire, guidare, non sarà mai uguale alla nostra  e mai le aspettative che nutriamo nei suoi confronti si potranno realizzare secondo modalità dettate da noi...

Nel commentare il post di Mommymarty mi è venuto naturale pensare ad un brano, da condividere con lei e con i suoi lettori, tratto da "Il Profeta" di Gibran e intitolato "...dei figli", brano che mi è sempre stato particolarmente caro, sin da quando non ero ancora mamma. al punto da farne un quadretto da appendere nel mio studio (ora camera di A), per avere queste parole, sempre sotto gli occhi.

Alle parole avevo, allora, anche associato un'immagine,  "First Steps, after Millet" di Vincent van Gogh, che occupa un posto speciale nel mio cuore e nei miei ricordi, per il modo in cui l'ho scoperta e per come mi ha accompagnata in alcuni momenti cruciali che ho vissuto.

Oggi voglio condividere l'uno e l'altra con voi, anche perché mi piacerebbe sapere cosa suscitano in voi queste parole, cosa pensate del vostro essere genitori.

"First Steps, after Millet" di Vincent van Gogh.
...dei figli.
"I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie dell'ardore che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non  i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro propri pensieri.
Potete dar ricetto ai loro corpi ma non alle loro anime,
poiché le loro anime dimorano nella casa del domani, che neppure in sogno vi è concesso di visitare.
Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercate di rendere essi simili a voi.
Poiché la vita non va mai indietro né indugia con l'ieri.
Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccate.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi piega e vi flette con la sua forza perché le sue frecce vadano veloci e lontane.
Fate che sia gioioso e lieto questo vostro essere piegati dalla mano dell'Arciere:
poiché come ama la freccia che scaglia, così Egli ama anche l'arco che è saldo."
                                                                                                            (Kail Gibran)


Ebbene, questo brano ha il pregio, secondo me, di esprimere con estrema delicatezza, il modo in cui ogni padre ed ogni madre dovrebbero guardare ai propri figli.

Penso che la  capacità di avere questo sguardo disinteressato nei confronti di chi ci è stato affidato non sia una dote innata, ma sia frutto di un percorso che si intraprende insieme al proprio compagno/compagna di vita e che si sviluppa e si perfeziona con e grazie ai propri figli.

E non ha certo a che fare con la genitorialità biologica.

Ma, questa è un'altra storia....

5 commenti:

  1. Conosco bene questo scritto! Anni fa lo avevo attaccato dietro alla porta della camera dei miei genitori, quando mi sembrava (specie mia madre) essere troppo attaccata a noi figli e non lasciarci spazio...

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  2. Anche io conosco benissimo questo brano e me lo rileggo ogni volta che non riesco a far "vivere" i miei figli...E' difficile accettare che crescano ed è difficile separarsi da loro ma proprio il nostro amore nei loro confronti ci deve dare la forza di dirgli VAI!
    Ti aspetto sul mio blog, ho una sorpresa per te! Un abbraccio Gabriella
    http://leoperedimammagabry.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' molto bello quello che hai scritto perché dimostra da parte tua un gran desiderio di vederli crescere liberi senza per questo far mancare loro il tuo amore; anzi, direi che è proprio un grande atto d'amore il tuo! Grazie!
      Una sorpresa per me??? Vengo subito a vedere di che si tratta. Ciao.
      Ale

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  3. Tanto tanto tempo fa, quando ero solo figlia, la reazione a questo brano è stata "E' giusto, è vero, così dev'essere!"
    Oggi, da mamma, penso: "E' giusto, è vero, così dev'essere ..... ma com'è difficile!"
    Un abbraccio Margherita

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